Sequestro parco eolico di Isola Capo Rizzuto


Dopo il sequestro del Parco Eolico di Isola Capo Rizzuto, Legambiente chiede più rigore e trasparenza sulle autorizzazioni. Le rinnovabili sono un settore strategico ma è fondamentale contrastare illegalità e speculazioni.

Reggio Calabria, 15 luglio 2012    

                                                  
La preoccupazione degli ambientalisti dopo il sequestro del parco di Isola Capo Rizzuto per infiltrazioni mafiose e irregolarità di ogni tipo, che chiamano in causa le istituzioni

 Eolico, ora giro di vite sulle autorizzazioni

La richiesta di Legambiente Calabria alla Regione: rigore e trasparenza sulle future concessioni e una ferrea revisione su quelle già rilasciate

 

Desta preoccupazione il sequestro del parco eolico “Wind Farm” di Isola Capo Rizzuto, al termine di un’operazione contro la cosca Arena portata a termine dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Dda di Catanzaro, a cui va il plauso dell’associazione per l’impegno e la costanza nel reprimere e contrastare le illegalità. Legambiente Calabria esterna tutta la perplessità nell’apprendere che nell’ambito delle indagini sono emerse irregolarità di ogni tipo sul parco che, con i suoi 48 aerogeneratori, è tra i più grandi d’Europa: certificazioni e valutazioni carenti o addirittura mancanti, impiegati al servizio della criminalità, funzionari corrotti e istituzioni a dir poco condizionate dalle infiltrazioni delinquenziali. Una situazione di degrado della cosa pubblica che non può non suscitare sconcerto. Soprattutto perché si manifesta in un settore strategico come quello delle energie rinnovabili

 

Preoccupazione, perplessità e sconcerto che, per la verità, vanno retrodatati: risale a qualche tempo fa l’allarme lanciato attorno al “grande affare” dell’eolico, che ha trovato in particolare nel Crotonese terreno fertile (5 parchi e 158 aerogeneratori attivi), con centinaia di pale innalzate lungo tutta la costa, a volte violando un paesaggio mozzafiato. La vicenda di Isola Capo Rizzuto non può non indurre la Regione Calabria – ed è questa la richiesta di Legambiente Calabria – ad una più attenta e stringente legislazione e a una puntuale applicazione delle norme, in modo da imporre rigore e trasparenza sulle autorizzazioni da concedere e una ferrea revisione per quelle già concesse: pendono ben 630 richieste mentre sono in corso di realizzazione, in particolare sempre nel Crotonese, diversi parchi eolici. Occorre dunque intensificare in controlli a monte: non si può in alcun modo correre il rischio che il settore finisca per alimentare gli affari sporchi delle cosche. Per una volta, occorre che la politica e le istituzioni arrivino prima della magistratura e prima che si creino danni irreparabili all’ambiente ed al paesaggio.

 

Pubblicato il15 luglio 2012